Protagonista di oggi: Oriana, esperta di Algeria, Tunisia e Mauritania, al fianco di Focus da 4 anni.
Cosa non deve mancare per Oriana nello zaino di chi visita l’Algeria?
Entusiasmo e curiosità per culture diverse!
D – Oriana, da quanti anni lavori per Focus Himalaya Travel e quale è il tuo paese di competenza?
R – Collaboro con Focus Himalaya Travel all’incirca da quattro anni e le mie zone di competenza sono l’affascinante Algeria, la meravigliosa Tunisia e la Mauritania, paese ancora poco conosciuto, ma ricco di bellezze!
D – La parte che ami di più del tuo lavoro?
R – Sicuramente “costruire” viaggi per i clienti più esigenti, una cosa che puoi fare solo se conosci a fondo il tuo Paese. Ma la vera soddisfazione è quando creo un progetto di viaggio “su misura” che incontra le aspettative di un viaggio che il cliente spesso non conosce.
D – Parliamo dell’Algeria: se avessi solo 1 settimana per visitarlo, quali sarebbero le 3 tappe assolutamente irrinunciabili?
R – Senz’altro il Parco Naturale del Tadrart, nel deserto del Sahara, un museo a cielo aperto. Davvero uno spettacolo! Poi Ghardaia, la pentapoli mozabita e Cuicul, la città romana secondo me più affascinante.
D – Della Mauritania, invece, cosa consigli?
R – In Mauritania consiglio la visita al Banc d’Arguin, terzo parco ornitologico al mondo. Suggerisco anche una tappa a Ouadane: un’oasi dove si respira l’atmosfera di un tempo che sembra essersi fermato. Infine, El Berj per la ricchezza di siti preistorici che si trovano nelle vicinanze.
D – Cosa non deve mai mancare nello zaino del turista che visita l’Algeria?
R – Per l’Algeria e per tutti i luoghi del mondo, non deve mai mancare l’entusiasmo e la curiosità nel conoscere culture diverse dalla propria!
D – Ultima domanda: quello che non dicono mai sulla Mauritania…
R – La Mauritania è conosciuta pochissimo dal turismo italiano e, quindi, pochi sanno che vi è una grande ricchezza culturale determinata dalle città di Chinguetti, Ouadane, Tichitt e Oualata, le cosiddette “Biblioteche del Deserto”: un patrimonio che apparteneva, e che appartiene ancora, alle famiglie locali, costituito da raccolte di antichi e preziosi volumi e manoscritti che i Mauri nascosero all’arrivo dei coloni francesi. L’Unesco ha permesso alle famiglie di rimanerne gli unici proprietari, con l’unico vincolo di mostrare i manoscritti a pubblico e studiosi.


